Come scegliere installatore antifurto

Domanda: Come faccio a scegliere un installatore di antifurti buono? Me ne sapreste suggerire uno buono sulla piazza di Roma?

Risposta: Affidarsi ad un lavoratore che non si conosce è sempre problematico…Solitamente ci si affida al passaparola con amici e parenti, ma evidentemente non è il tuo caso, ed anche in questi casi si rischia sempre. Pertanto segui queste semplici regole:
1) Diffida dei lavoratori occasionali e degli elettricisti tuttofare: pur installando i migliori prodotti, con un montaggio non professionale si rischia di buttare tutto all’aria;
2) Qualcuno che ha un negozio è sempre meglio di qualcuno di cui potete avere solo il cellulare: immaginate infatti che la persona che vi ha installato l’impianto cambi numero di telefono (come spesso può capitare coi lavoratori occasionali), in caso di difficoltà vi ritrovereste in balia delle onde… Avendo un negozio a cui rivolgersi, troverete invece sempre qualcuno ad accogliervi e ad aiutarvi e quindi un rapporto continuativo nel tempo. Valutate comunque anche la disponibilità ad occhio…;
3) Unito al discorso precedente, può essere maggiormente vantaggioso contattare chi abbia a disposizione un sito web, cosicchè anche in caso di trasferimento, abbiate sempre e comunque loro aggiornamenti;
4) Assicuratevi che l’azienda a cui state affidando il lavoro effettui anche la manutenzione ordinaria degli impianti antifurto installati: l’installazione dell’antifurto non finisce lì infatti, ma richiede una manutenzione e cambio batterie almeno ogni 3-4 anni.

Per quanto riguarda un suggerimento sull’installatore da scegliere sulla piazza di Roma, su questo sito è pubblicizzata anche la Mondialtec che trovo sia un’ottima azienda di antifurti in tutti i sensi e copre tutti i punti che ti ho elencato. Infatti:
1) la Mondialtec svolge tale lavoro dal 1969, con innovazioni che hanno fatto la storia (es. le microonde e i combinatori telefonici);
2) la Mondialtec ha un negozio d’esposizione ed area preventivi;
3) ha una rivendita antifurti, il che rende i prodotti della Mondialtec sicuramente performanti e continuativi nel tempo;
4) la Mondialtec ha un’assistenza pronta e continua;
5) la Mondialtec ha un sito web (www.mondialtec.it);
6) la Mondialtec crea delle schede dei propri clienti con mappette dell’impianto, e resoconti sugli interventi e sulle varie date previste per la manutenzione, in modo tale che il cliente anche a distanza di anni venga seguito e contattato, e che, in caso di cambio di guardia di qualcuno dei suoi installatori, la Mondialtec possa fornire al suo successore un resoconto chiaro e facilmente interpretabile.

Disposizione dei sensori antifurto

Domanda: Ci sono dei punti in cui occorrerebbe installare i sensori antifurto e altri in cui non servirebbe?

Risposta: Nella scelta della disposizione dei sensori, la prima regola è vedere cosa si vuole proteggere. Certamente un locale con sensori in ogni luogo è sempre meglio, ma naturalmente in quel caso si contribuisce ad aumentare il costo dell’impianto e la gestione dello stesso.

Disposizione dei sensori antifurto per protezione quando si è fuori di casa
Per prima cosa, come detto, occorre valutare quali sono i punti d’ingresso più sensibili; ovviamente per una casa al piano terra la protezione delle finestre e delle porte è quasi d’obbligo, ma se invece abitate in un piano alto a metà del palazzo e con i balconi difficilmente raggiungibili, non avrete questa necessità. Per l’interno si consiglia invece di proteggere sempre l’ingresso principale ed il luogo dove è installata la centralina.

Disposizione dei sensori antifurto per protezione quando si è in casa
Fortunatamente la tecnologia ha fatto sì che gli antifurti si siano evoluti nelle loro funzioni. Tra le evoluzioni più interessanti vi è quella di poter suddividere il vostro impianto in zona giorno e zona notte, o meglio antifurto totale e antifurto perimetrale. La funzione viene chiamata parzializzazione. Cosa vuol dire? Vuol dire che l’antifurto può essere attivato, oltre che nelle ore in cui non si è in casa, anche nelle ore notturne ed essere impostato, però, solo per coprire le finestre e le porte, permettendo di muoversi liberamente all’interno.
Un esempio di questo tipo di centraline antifurto con parzializzazione, lo si può trovare alla Mondialtec.

Naturalmente questo articolo non va preso alla lettera in quanto possono esistere inconvenienti di carattere logistico e difficoltà di installazione che possono venire a precludere la disposizione. Pertanto è sempre bene affidarsi a qualcuno che il mestiere di antifurti lo fa da anni e che conosca quindi al meglio i suoi prodotti ed i vari inconvenienti (www.mondialtec.it).


Sensori CCD e CMOS

Domanda: Ho già letto un altro articolo presente sul blog riguardante questa domanda (CCD vs CMOS), però vorrei capire in soldoni quali sono i vantaggi e svantaggi dei CCD e dei CMOS nella videosorveglianza in fase di costruzione della telecamera.

Risposta:

Telecamere con sensori CCD
I sensori CCD, utilizzati per le telecamere da oltre vent’anni, offrono molti vantaggi in termini di qualità, tra cui una maggiore sensibilità alla luce rispetto ai sensori CMOS. Questa maggiore sensibilità alla luce si traduce in immagini di migliore qualità anche in condizioni di scarsa illuminazione. Tuttavia, i sensori CCD presentano un costo più elevato poiché la loro integrazione nelle telecamere richiede operazioni complesse e laboriose. Inoltre, se la scena contiene un oggetto molto luminoso (ad esempio un lampo o la luce diretta del sole), il sensore CCD non è in grado di acquisire correttamente le immagini e sull’immagine sono spesso visibili strisce verticali sopra e sotto l’oggetto. Questo fenomeno viene chiamato distorsione a striscia verticale di luce.

Telecamere con sensori CMOS
Grazie ai recenti sviluppi, i sensori CMOS sono ora in grado di offrire immagini di qualità equivalente a quella dei sensori CCD, ma sono comunque inadatti alle telecamere che devono generare immagini di altissima qualità. I sensori CMOS riducono significativamente il costo della telecamera poiché contengono tutti i componenti logici necessari per la telecamera. Inoltre, possono essere utilizzati per telecamere di piccole dimensioni. Questo tipo di sensori è però disponibile anche in formati più grandi, che forniscono una risoluzione in megapixel a numerose telecamere di rete (vedi telecamere IP della Mondialtec). Uno dei limiti più significativi dei sensori CMOS deriva dalla loro minore sensibilità alla luce, che non rappresenta un problema in condizioni di normale illuminazione, ma può diventarlo se la luce è scarsa. Le immagini generate da questi sensori in condizioni di scarsa illuminazione possono essere infatti molto scure o disturbate.

Articolo tratto da www.axis.com

Che cos’è il WDR (Wide Dynamic Range)

Domanda: Che cos’è il WDR su una telecamera per videosorveglianza?

Risposta: Il WDR (Wide Dynamic Range) è una funzione in grado di fornire la migliore chiarezza delle immagini in situazioni di luminosità difficili, analizzando ed esponendo a diversi gradi di luminosità le varie aree dell’immagine.
Se per esempio, ho un’immagine in condizioni di luminosità tali che una zona rimane in ombra, il Wide Dynamic Range farà in modo che a quella particolare area in ombra venga fornita una maggiore luminosità, in modo da poter così mostrare i suoi dettagli. La stessa cosa vale in condizioni di troppa luminosità e situazioni di controsole.

Uscite Loop dei Videoregistratori DVR

Domanda: Cosa sono le uscite loop di un videoregistratore DVR?

Risposta: Le uscite loop sono delle uscite che consentono di poter inviare il segnale proveniente dalla singola telecamera ad un monitor, in modo da poter vedere quella telecamera a schermo intero su uno schermo dedicato in modalità multi canale.
Ad esempio, con un videoregistratore DVR preposto con l’uscita loop come quelli della Mondialtec (www.mondialtec.it), potrò dapprima collegare tutte le telecamere per poter essere viste da un solo schermo diviso in 4 parti. Poi potrò dedicare ad ogni telecamera uno schermo aggiuntivo per poterle vedere singolarmente (telecamera 1 – monitor 1 a schermo intero, telecamera 2 – monitor 2 a schermo intero).
Naturalmente non tutti i videoregistratori DVR hanno le uscite loop, anche perchè non sempre vengono utilizzate…comunque una funzione in più non nuoce mai ed un giorno potrebbe tornare utile!

Scansione progressiva e scansione interallacciata

Attualmente esistono molte tecnologie per l’elaborazione video: la scansione interlacciata e la scansione progressiva. La scelta della tecnica dipende essenzialmente dal tipo di applicazione utilizzata e dall’ambito di utilizzo del sistema video, soprattutto se il sistema viene utilizzato per acquisire immagini di oggetti in movimento e per la visualizzazione dei dettagli di immagini in movimento.

Scansione interlacciata
La scansione interlacciata utilizza le stesse tecniche impiegate per i raggi catodici (CRT) degli schermi televisivi, che suddividono lo schermo televisivo in 576 righe orizzontali. L‘interlacciamento divide le righe in pari e dispari, aggiornandole ad una velocità di 25 fotogrammi al secondo. Il leggero ritardo tra gli aggiornamenti delle righe pari e dispari provoca una distorsione o “seghettatura”, perché solo metà delle linee si sposta con l’immagine, mentre l’altra metà è in attesa di essere aggiornata.

 

Gli effetti dell‘interlacciamento possono essere in parte compensati con la tecnica del deinterlacciamento, ossia convertendo il video interlacciato in formato deinterlacciato, allo scopo di eliminare le distorsioni e consentire una visione ottimale del video. Questo processo viene talvolta chiamato raddoppiamento delle righe. Alcuni prodotti video, forniscono un filtro per il deinterlacciamento che consente di migliorare la qualità delle immagini alle risoluzioni più elevate (4CIF). Questa funzione elimina i problemi delle immagini sfuocate causati dai segnali video generati dalle telecamere analogiche.
La scansione interlacciata è stata usata per anni per le telecamere analogiche, i televisori e i sistemi VHS e continua tutt’oggi ad essere la più idonea per alcuni tipi di applicazioni. Tuttavia, l’evoluzione della tecnologia dei display e la sempre maggiore diffusione di monitor LCD (Liquid Crystal Display) e TFT (Thin Film Transistor), DVD e telecamere digitali hanno imposto la necessità di usare una tecnica di visualizzazione diversa, nota con il nome di scansione progressiva.

Scansione progressiva
Questa tecnologia, a differenza della scansione interlacciata, permette di acquisire l’immagine riga per riga ad intervalli di un sedicesimo di secondo. Ciò significa che le immagini acquisite non vengono suddivise in campi diversi come accade con la scansione interlacciata. Inoltre, per poter visualizzare le immagini sullo schermo non è necessario interfacciare alcun computer. Le righe vengono disposte sullo schermo in tempo reale e in una sequenza ordinata; ad esempio: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, ecc., quindi non esiste il problema dello sfarfallio. Questo tipo di tecnologia è particolarmente utile nelle applicazioni di videosorveglianza, soprattutto nel caso in cui sia necessario visualizzare in dettaglio immagini in movimento come nel caso di persone in fuga. Va rilevato però che per ottenere immagini ottimali è indispensabile usare un monitor di alta qualità.

Articolo tratto da www.axis.com

Focus su compressione e limiti di banda: MPEG4 e H.264

MPEG4
MPEG4 è stato standardizzato nel 1999, dopo sei anni di lavori, con l’obiettivo di colmare la lacuna di MPEG2 in situazioni di banda limitata per la trasmissione/registrazione del video. Più che un semplice
algoritmo di compressione/decompressione, MPEG4 nasce come una struttura in grado di contenere oggetti multimediali (immagini, testo, animazioni, menù di scelta, materiale protetto da copyright) sincronizzandoli in modo da creare una presentazione interattiva.
L’aspetto più ambizioso di tale standard riguarda la scomposizione della scena in un insieme di oggetti, in modo da poter associare a ciascuno lo schema di compressione migliore.
Con quali vantaggi? In primis, MPEG4 rappresenta il miglior compromesso tra qualità video e compressione. Tra i vari codec sviluppati, ricordiamo il DivX che rappresenta uno standard affermato per la fruizione di video tramite internet e raggiunge una compressione circa sei volte superiore rispetto ad MPEG2 a parità di qualità. Inoltre l’MPEG4 è stato pensato per la diffusione di video attraverso
canali poco performanti: l’approccio alla gestione degli errori in trasmissione è molto robusto e affidabile.
La diffusione di tale algoritmo ha portato molte case produttrici di hardware alla realizzazione di chip dedicati alla codifica/decodifica di video MPEG4. Inoltre, molte piattaforme standard basate su PC sono state dotate di acceleratori hardware per MPEG4.
La ridotta banda necessaria per un singolo canale video e la disponibilità di risorse hardware dedicate permettono di architettare DVMS multicanale molto efficienti e performanti.

H.264
Conosciuto anche come MPEG4-AVC (Advanced Video Coding), è il frutto dello sforzo congiunto delle due commissioni internazionali che si occupano di video: ITU-T (International Telecommunication
Union) e ISO-MPEG (International Standards Organization-MPEG). Come i suoi predecessori, non viene esplicitamente definito un CODEC (enCOder/DECoder); piuttosto, lo standard si limita a definire la sintassi dello stream compresso. Notevoli sono le innovazioni rispetto agli algoritmi precedenti: la suddivisione in macroblocchi con un approccio adattativo e flessibile; la stima del moto basata su un insieme di fotogrammi, l’introduzione di un filtraggio integrato, l’uso più mirato della predizione, la codifica entropica adattativa e un migliorato sistema di quantizzazione sono tutti aspetti che contribuiscono a rendere tale standard la scelta vincente per le applicazioni dell’immediato futuro. L’unico ostacolo è legato all’enorme carico computazionale da sostenere sia in codifica che in decodifica del video.

La Mondialtec (www.mondialtec.it) è una delle società che più ha sfruttato questi nuovi sistemi di compressione per creare e ricercare sul mercato varie soluzioni per la videosorveglianza molto interessanti sia in MPEG4 che in H.264, soprattutto per quanto riguarda le soluzioni di videosorveglianza remota e di videoregistrazione.

Articolo di Ely Maspero - Responsabile comunicazione CIEFFE

Formati di compressione TVCC

Immagini e video possono essere compressi in modalità “lossless” (senza perdita) o “lossy” (con perdita). Nella modalità “lossless”, tutti i pixel rimangono invariati e riproducono esattamente la stessa immagine dopo la decompressione. Il rapporto di compressione invece, ovvero la riduzione dei dati, risulta estrema-mente limitato. Uno dei formati di compressione “lossless” più comuni è il formato GIF. Il minor rapporto di compressione fa sì che questi formati non siano molto adatti per le soluzioni video di rete, soprattutto se questi sistemi vengono utilizzati per archiviare e trasmettere grandi quantità di immagini. Per ovviare al problema, sono stati sviluppati vari metodi e standard di compressione “lossy”. Lo scopo principale di tutte queste tecniche di compressione è quello di ridurre le dimensioni di ciò che non è immediatamente visibile all’occhio umano e aumentare così significativamente il rapporto di compressione.
I metodi di compressione si differenziano anche in base al diverso approccio adottato nei confronti degli standard di compressione e si suddividono in compressione di fotogrammi e compressione di video.

Standard per la compressione di fotogrammi
Tutti gli standard di compressione relativi ai fotogrammi si basano sul presupposto che venga compressa una sola immagine alla volta. Lo standard più conosciuto e diffuso è il formato JPEG.
JPEG
JPEG, un metodo di compressione molto conosciuto, fu originariamente trasformato in uno standard alla metà degli anni ’80 per iniziativa del Joint Photographic Experts Group. Il formato JPEG consente di decomprimere e visualizzare le immagini con un comune browser Web.
La compressione JPEG permette all’utente di specificare il livello di compressione desiderato, ossia di stabilire in che misura deve essere compressa l’immagine. Il livello di compressione è direttamente correlato alla qualità dell’immagine richiesta. Tuttavia, il rapporto di compressione è influenzato non solo dal livello di compressione, ma anche dall’immagine stessa. L’immagine di una parete bianca, ad esempio, permette di ottenere un file immagine relativamente piccolo (con un rapporto di compressione alto), mentre lo stesso livello di compressione applicato ad una scena complessa e ricca di dettagli genera un file di maggiori dimensioni con un rapporto di compressione più basso.

JPEG2000
L’altro standard utilizzato per la compressione dei fotogrammi è il formato JPEG2000, anch’esso sviluppato dal gruppo che ha creato lo standard JPEG. Questo formato viene principalmente usato per le applicazioni mediche e per l’acquisizione di fotogrammi. Con rapporti di compressione bassi, le prestazioni di questo formato sono equivalenti a quelle del formato JPEG, mentre con rapporti di compressione più elevati risultano leggermente migliori. Lo svantaggio del formato JPEG2000 risiede nel fatto che non è frequentemente supportato dai browser Web e dalle applicazioni per la visualizzazione e l’elaborazione di immagini.

Standard per la compressione di video
Motion JPEG
Motion JPEG è il formato più comunemente usato dai sistemi video di rete. Le telecamere di rete, come le videocamere digitali, acquisiscono le singole immagini e le comprimono nel formato JPEG. Una telecamera di rete è in grado di acquisire e comprimere, ad esempio, 30 immagini singole al secondo (ovvero 30 fps -fotogrammi al secondo) e di trasmettere un flusso continuo di immagini in rete alla postazione di visualizzazione. Se la velocità di trasmissione è pari o superiore a 16 fotogrammi al secondo, le immagini vengono percepite come video full motion. Questo metodo viene chiamato Motion JPEG o M-JPEG. Poiché ogni immagine rappresenta un’immagine JPEG completa, tutte le immagini hanno sempre la stessa qualità che varia a seconda del livello di compressione scelto per la telecamera di rete o il server video.

Esempio di sequenza di tre immagini JPEG complete

H.263
Il formato di compressione H.263 permette di trasmettere video ad una velocità in bit fissa. Le immagini in movimento trasmesse con questo tipo di compressione sono di bassa qualità . Ciò dipende dal fatto che il formato H.263 era stato originariamente sviluppato per le applicazioni per teleconferenze e non per quelle di videosorveglianza, in cui il livello di dettaglio è molto più importante della possibilità di poter utilizzare una velocità di trasmissione fissa.

MPEG
Una delle tecnologie di streaming audio e video più note è indubbiamente il cosiddetto formato MPEG (creato dal Motion Picture Experts Group alla fine degli anni ’80). Questa sezione descrive in particolare la parte dedicata ai video degli standard video MPEG.
Il principio base del formato MPEG consiste nel confronto di due immagini compresse da trasmettere in rete. La prima immagine compressa viene usata come fotogramma di riferimento per le immagini successive in questo modo verranno trasmesse in rete solo le immagini diverse da quella di riferimento.
Le postazioni di rete utilizzate per la visualizzazione ricostruiscono tutte le immagini utilizzando l’immagine di riferimento e i dati degli elementi diversi.
Nonostante l’apparente complessità, il formato MPEG offre il vantaggio di ridurre in modo significativo il volume di dati trasmesso in rete rispetto al formato Motion JPEG. Il processo è illustrato qui sotto, dove si vede chiaramente che vengono trasmesse solo le informazioni relative alle differenze del secondo e terzo fotogramma.


Ovviamente il formato MPEG è molto più complesso di quanto potrebbe sembrare, poiché utilizza anche altre tecniche e parametri quali la previsione dei movimenti all’interno di una scena e l’identificazione degli oggetti. Esistono numerosi standard MPEG:
MPEG-1, rilasciato nel 1993, è il formato normalmente utilizzato per l’archiviazione di video digitali sui CD. Quindi, la maggior parte dei codificatori e decodificatori MPEG-1 è in grado di gestire una velocità di trasmissione pari a circa 1,5 Mbit/s, con una risoluzione CIF. Il formato MPEG-1 assicura una trasmissione in bit pressoché costante a scapito della qualità dell’immagine, che tende invece a variare, e che è comparabile a quella dei video VHS. Con il formato MPEG-1 la velocità è bloccata a 25 (PAL)/30 (NTSC) fotogrammi al secondo.
MPEG-2, approvato come standard nel 1994, è il formato normalmente utilizzato per i video digitali d’alta qualità (DVD), i televisori digitali ad alta definizione (HDTV), i supporti di archiviazione interattivi (ISM), i video per le trasmissioni digitali (DBV) e i televisori via cavo (CATV). Lo scopo del progetto MPEG-2 era essenzialmente quello di estendere la tecnica di compressione MPEG-1 in modo da consentire l’uso di immagini più grandi e di qualità migliore con un rapporto di compressione più basso e una velocità di trasmissione più alta. Come con il formato MPEG-1, la velocità è bloccata a 25 (PAL)/30 (NTSC) fotogrammi al secondo.
MPEG-4 è il risultato più significativo ottenuto dal progetto MPEG-2. Questo formato offre infatti molti più strumenti per ridurre la velocità in bit ai valori necessari per ottenere la qualità delle immagini richiesta per applicazioni o scene specifiche. Inoltre, la velocità di trasmissione non è bloccata a 25/30 fotogrammi al secondo. Tuttavia, è utile notare che molti degli strumenti usati per ridurre la velocità in bit possono essere attualmente usati solo per le applicazioni non in tempo reale, perché la potenza di elaborazione richiesta fa sì che il tempo di codifica e decodifica (ossia la latenza) li renda poco adatti ad applicazioni diverse dalla codifica di filmati o di animazioni. La maggior parte degli strumenti del formato MPEG-4 utilizzabili per le applicazioni in tempo reale sono di fatto gli stessi disponibili nei formati MPEG-1 e MPEG-2.
Pertanto, è sempre consigliabile selezionare uno standard di compressione ampiamente diffuso che garantisca immagini di alta qualità come M-JPEG o MPEG-4.

H.264
Il nuovo standard di compressione video H.264 è sicuramente destinato a diventare lo standard video più diffuso negli anni a venire. Attualmente è già stato implementato con successo in numerosi dispositivi elettronici come cellulari e lettori video digitali. L’introduzione di questo nuovo standard offre al settore della videosorveglianza la possibilità di ridurre i costi di memorizzazione e di migliorare ulteriormente l’efficienza generale dei sistemi.
Lo standard H.264 (talvolta chiamato anche MPEG-4 Parte 10/AVC) è uno standard aperto, acquistabile con licenza, che supporta le tecniche di compressione video più valide attualmente disponibili. Un codificatore video che utilizza lo standard H.264 è infatti in grado di ridurre le dimensioni dei file video digitali di oltre l’80% rispetto al formato Motion JPEG e fino al 50% rispetto allo standard MPEG-4 Parte 2, senza compromettere la qualità delle immagini. Cifre che spiegano perché lo standard H.264 è destinato ad avere un grosso impatto sul settore della videosorveglianza.
Riduzione dei costi di memorizzazione e larghezza di banda
La drastica riduzione delle dimensioni dei file ha un impatto significativo sui requisiti di memorizzazione e di larghezza di banda. A parità di quantità di dati video e di qualità delle immagini, un sistema di videosorveglianza che supporta lo standard di compressione H.264 è praticamente in grado di ridurre i costi di memorizzazione e di larghezza di banda fino al 50% rispetto ai sistemi che utilizzando tecnologie di compressione tradizionali. Ciò spiega perché in futuro questo standard è probabilmente destinato a diventare un elemento di differenziazione molto importante, soprattutto se si considera la progressiva diffusione di sistemi sempre più grandi e della necessità di trasmettere immagini di qualità elevata a velocità di trasmissione in fotogrammi sempre maggiori.

Confronto tra la velocità di trasmissione in bit di un flusso video della durata di 115 secondi offerto dai vari standard di compressione video, a parità di qualità delle immagini. I codificatori che utilizzano lo standard H.264 sono tre volte più efficienti rispetto a quelli che utilizzano lo standard MPEG-4 senza compensazione del movimento e fino a sei volte più efficienti rispetto allo standard Motion JPEG.

 

Risoluzione e velocità di trasmissione in fotogrammi più elevate
Lo straordinario rapporto di compressione tipico dello standard H.264 offre numerosi vantaggi, a seconda delle esigenze applicative. Attualmente gli utenti tendono spesso a scegliere una velocità di trasmissione in fotogrammi e una risoluzione minori per potersi mantenere nei limiti applicativi. Ciò ha tuttavia un impatto negativo sulle immagini che sono spesso sfuocate o presentano un minor livello di dettaglio. L’uso di sistemi di videosorveglianza che supportano lo standard di compressione H.264 in applicazioni di questo tipo offrirebbe il vantaggio di poter usare velocità di trasmissione in fotogrammi e risoluzioni elevate diverse, e di disporre al tempo stesso di immagini di alta qualità.
Accelerazione della diffusione delle telecamere con risoluzione megapixel
Lo standard H.264 è sicuramente destinato ad accelerare l’uso di telecamere con risoluzione megapixel nel settore della videosorveglianza, tenuto conto che uno degli elementi che sta attualmente ostacolando l’adozione di questo tipo di telecamere è rappresentato dalle dimensioni dei dati delle registrazioni video. Lo standard H.264, come spiegato in precedenza, è in grado di ridurre le dimensioni dei file senza compromettere la qualità delle immagini. Quindi, è altamente probabile che questa straordinaria tecnologia di compressione venga rapidamente adottata in applicazioni che richiedono risoluzioni e velocità di trasmissione in fotogrammi elevate, quali quelle usate per la sorveglianza di aeroporti, punti vendita, banchi e casinò.
Prospettive future
Lo standard H.264 rappresenta uno straordinario avanzamento nell’ambito della tecnologia di compressione video. Essendo già stato integrato in molti settori e applicazioni personali e professionali – come QuickTime, Flash, YouTube, iPod e PlayStation 3 – questo standard è probabilmente destinato a sostituire rapidamente tutti gli standard e i metodi attualmente disponibili. D’altro canto la progressiva integrazione di questo standard nei sistemi di videosorveglianza spingerà i progettisti e gli integratori di sistema a verificare che prodotti e produttori siano in grado di supportare tale standard.
Le origini dello standard H.264
H.264 è frutto di un progetto congiunto del gruppo VCEG (Video Coding Experts Group) di International Telecommunications e del gruppo MPEG (Moving Picture Experts Group) di ISO/IEC. ISO è l’acronimo di International Organization for Standardization, mentre IEC è un’organizzazione che si occupa di definire gli standard relativi alle apparecchiature ed elettroniche. H.264 è il nome usato da ITU-T, mentre MPEG-4 Parte 10/AVC è il nome talvolta usato da ISO/IEC che considera il nuovo standard un’integrazione della suite MPEG-4.
Frutto della definizione congiunta delle organizzazioni responsabili della definizione di standard per i settori delle telecomunicazioni e IT, lo standard H.264 è destinato ad avere una diffusione ancora più ampia di quelli precedenti.

La Mondialtec Srl di Roma commercializza vari standard di videoregistratori DVR e di telecamere IP per la rete internet e la rete mobile. Naturalmente, la scelta del miglior sistema dovrà basarsi sul rapporto costi/necessità/situazione. E’ bene quindi richiedere ad un esperto per la scelta del miglior prodotto (www.mondialtec.it).

Articolo tratto da www.axis.com

Calendario eventi sicurezza Giugno 2009

Ecco l’elenco di Giugno 2009 delle fiere, eventi, congressi, meeting in Italia e all’estero per il campo della sicurezza e affini:

Dal 10 al 12 → Ambiente Lavoro 2009 Bologna (Italia)

Dal 10 al 11 → Security Summit Roma (Italia)

Dal 30 al 2 → IFSEC S.A. SECUREX Johannesburg (Sud Africa)